![]() |
2 - LA NUOVA FUNZIONE DELLA CAMPAGNA |
La strada, aperta dai Romani, nel rincorrersi degli invasori, avrà finito col rivelarsi anche una pericolosa insidia: facile invito alle orde barbariche di dilagare verso il mare. Il suo tracciato, sotto le frane e le devastazioni, finì con lo smarrirsi nella sterpaglia. Nuove direttrici di marcia con le cosidette "vie marenche" (verso il mare?), o feudali preannunciarono il costituirsi di nuovi insediamenti umani, di un nuovo ritmo di vita.
L'invasione longobarda aveva confiscato, in pratica e per diritto di conquista, i terreni, trasformando gli antichi castra in distretti arimanici e le campagne in immense estensioni di nessuno, che duchi e re finiranno col considerare proprie.
Il progressivo affermarsi del cristianesimo, inoltre, aveva determinato esigenze di nuovi rapporti umani e spirituali. Gli antichi pagi dell'epoca romana, già trasformati in villae e vici, cedettero il passo alla plebs, o pieve. Da epoche remote un luogo, contrassegnato magari da un albero annoso, serviva ai conciliaboli intertribali per la trattazione e la discussione dei problemi vitali, o al commercio (i fori); anche la sentenza dei fratelli Minucii presupponeva frequenti assemblee dei Langensi. Per i convertiti alla nuova fede, quei raduni avrebbero servito ad esprimere l'essenza stessa della loro credenza, basata sulla carità: l'assemblea diventava la ecclesia, la chiesa. L'ombra propizia dell'albero era sostituita dalle volte di un tempio, la pieve, dentro la quale gli uomini si sentivano "plebe o popolo di Dio".
Nella
nostra zona il fenomeno ebbe un'espressione topografica, tuttora perfettamente
individuabile.
Se
il castellum romano, a nostro avviso, aveva avuto il suo fulcro nel comprensorio
dominato strategicamente dall'omonima altura e attraversato dalla Postumia,
nell'alto medioevo il declino e l'abbandono della strada ebbe per conseguenza
uno slittamento dell'attività a valle, dove le nuove direttrici di marcia
aprivano l'accesso, attraverso altri valichi, a quelle terre, che cronisti e
popoli cominciarono a chiamare per antonomasia longobardiche, di Lombardia. Così
noi spieghiamo il sorgere della pieve altomedievale di S. Stefano di Langasco, a
Làrvego. Dagli sparsi casolari, disseminati nella valle dell'antico Edus, che
trasformerà poi, nell'affermarsi della nuova lingua, il suo nome in Verde
(contrapposto al nome Secca dell'altro confluente da cui risultava il Polcevera),
era più facile scendere a valle, nella nuova chiesa.
Ancora oggi una prominenza, che domina dall'alto, ha un significativo nome: "Bricco del corno". Di lassù partiva la voce che chiamava a raccolta. Non per nulla, poco distante a quota 357 esiste il castellá, il "castellaro", evidente richiamo ad una sede, ad una funzione di vigilanza sulla nuova configurazione demica della zona.
Ancora
non si conoscono documenti espliciti che ci indichino, con precisione, il
sorgere della pieve - edificio. Oggi siamo dinanzi ad una costruzione totalmente
rifatta. Della chiesa primitiva sopravvivono un'antica vasca esagonale di pietra
verde-scura, profonda 55 cm. adoperata presumibilmente per il battesimo, che era
una delle funzioni riservate in esclusiva alla pieve, e soprattutto il
campanile, che l'Alizeri nel 1859 trovava "bello e conservatissimo
monumento d'architettura antica. Meriterebbe, da parte delle competenti autorità,
una rivalorizzazione nella sua originaria struttura.
| I lunghi secoli silenziosi |