3     RE, SANTI E BIRBONI

La "strada reale" aveva riportato il vecchio habitat dei Langensi a nuova fortuna. Un pievano di S. Stefano, forse non senza una punta di gelosia, aveva già osservato: "da quel tempo, la parrocchia di Langasco ha preso forza ... ". 

Lungo la strada non s'allineavano soltanto le case per le locande e le poste dei cavalli, ma anche "ville" di tutto rispetto per i signori, che qui venivano a passare i periodi estivo-autunnali. A Campomorone il palazzo del sec. XVI prima dei Pinelli, poi dei Balbi: già dotato di uno splendido giardino, con fantastici giuochi di acque, di un piccolo zoo (il serraglio; tuttora ricordato nel nome di una parte del giardino) e di un acquario, costruito nel 1777, di cui restano le rovine; a Langasco, in località S. Gottardo, il palazzo già dei Dellepiane e oggi Carletti; poco più in su, in località Croce, la villa Làstrico, famosa "bicocca dei Mignoni" nella guerra austro-genovese, di cui tuttora conserva gloriosi segni, divenuto oggi casa ospitale per donne anziane. Di queste famiglie, proprietarie di case e terreni, ancora ai dì nostri si possono, scorgere, su sbrecciati muri di case coloniche, stinti stemmi ed emblemi. 

Non ci soffermeremo su altri fastosi cortei, che animarono per qualche ora gli aprichi tornanti della via. Da quello che accompagnava la principessa Margherita, figlia dell'arciduca Carlo d'Austria, che andava sposa a Filippo III di Spagna (1599); a quello di Filippo V, re di Spagna, che qui transitava nel 1702; a quello della regina Elisabetta Cristina di Brunswich destinata anche lei sposa ad un re di Spagna, Carlo III, nel 1708. Per i viandanti santi, se non siamo in grado di garantire la veridicità di certe tradizioni che vorrebbero vedere sulla nostra strada, dopo S. Bernardino da Siena nel 1400, S. Luigi Gonzaga nel 1581, sappiamo invece che essa venne certamente percorsa da S. Paolo della Croce, nei suoi frequenti viaggi da Castellazzo a Pontedecimo, dove risiedeva la sua guida spirituale, il cappuccino P. Colombano Poggi. Il Santo stesso ricorda le vicende di uno di questi viaggi, da lui compiuto in gennaio 1721. Aveva attraversato il passo nella notte del 6 e, mentre scendeva tutto intirizzito dal gran freddo, volle trovare riparo nel cavo di una rupe, per godersi un po' di tepore al sole. Passò una pattuglia di "birri" e si prese beffa di lui. Uno di essi, però, ebbe poi a pentirsi, si vede; tornò indietro e gli offrì un po' di pane. Rifocillatosi alquanto, il Santo riprese il suo cammino, sotto gli sguardi e i commenti dei valligiani e dei mulattieri. "O l'è un gran servo di Dio, bofonchiavano tra loro, o un gran birbo, mentre cammina con quel breviario, così mal vestito". E altri commentavano: "Oh!, costui bisogna che l'abbia fatte grosse. Mirate che penitenza gli han dato i confessori". 

Commenti non dissimili, immaginiamo, saranno stati fatti qualche anno dopo, quando per la stessa via passava un personaggio non meno strano e enigmatico per chi aveva modo di osservarlo: S. Benedetto Labre, "il Santo francese" come veniva chiamato. Egli aveva trovato una nuova forma di vittoria su se stesso e sulle valutazioni umane; essere un "pezzente", lurido e pidocchioso, per amore di Dio. 

Altri viandanti s'imbatterono su questa strada, in quel burrascoso secolo. 

Mentre in Francia turbinava la Rivoluzione, due "piccioni" fuggiaschi cercarono qui un asilo sicuro, per coronare davanti all'altare il loro sogno d'amore. L'11 luglio 1792, nella chiesa di Langasco "omesse senza licenza dell'Ordinario le solite pubblicazioni", contraevano matrimonio davanti al parroco Giuseppe Grondona e a due testimoni, tra i quali il notaio Stefano Grondona, la contessina Luigia Vittoria Armanda Amadea de Troussebois, di Parigi e il conte Giovanni Carlo de Regnault Belleseise di Lione. Lei, figlia del conte Baillard de Troussebois, già maresciallo dell'Impero; lui, un ex-ufficiale dell'esercito: ambedue profughi dalla Francia. Il padre della ragazza avrebbe voluto ben altro partito, ma la sedicenne contessina aveva già scelto di sua iniziativa e, soltanto con una finzione, dimostrò di aderire al desiderio paterno. Due giorni prima delle stabilite nozze fuggì da Torino e si trovò, col suo fidanzato ... a Langasco. Ritornati a Parigi, ebbero una vita piena di stenti; solo il loro grande amore li sostenne. Poi anch'essi - come nobili - furono raggiunti dalla rivoluzione. Per primo fu imprigionato Carlo. L'ultima notte prima di lasciar la testa sotto la ghigliottina, scrisse una serie di lettere tenerissime alla sposa, a date successive. Una sartina accettò l'incarico di recapitarle a mano a mano all'infelice sposa, per ritardarle il più possibile la tragica notizia. Ma un giorno Armanda sentì gli strilloni annunciare un nuovo elenco di giustiziati. Scese in strada e, dal giornale, seppe che era vedova da... un mese e mezzo. Il babbo suo poi lo avevano ucciso molto tempo prima. Andò anche lei a costituirsi al tribunale del popolo e tre giorni dopo fu condannata come "cospiratrice". 

Forse più felici furono quegli altri due giovani, pure emigrati francesi, che attraversarono la Bocchetta nel febbraio successivo (1793) e che ci lasciarono, nelle loro lettere, pittoresche descrizioni di ciò che hanno visto nel loro fortunoso viaggio. 

La zona, da vecchia data, doveva essere anche infestata di predoni e grassatori, tanto che, fin dal 1406, il governatore di Genova aveva assegnato un appannaggio di cinquanta lire a Gaspare Giudice, per la custodia della strada da Campomorone a Reste e a Fiacone e perché la difendesse dai banditi. Memorie di briganti e fantasiosi racconti popolarono non solo la mente del popolino, ma anche il ricordo vivo di non pochi viandanti che, avventuratisi soprattutto di nottetempo, ebbero a soffrire non gradite sorprese.

Guerre e desolazione

La chiesa di San Siro