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2 - PICCOLA COMUNITA' RURALE |
La
vita di Langasco si raccolse nella pace georgica dei campi e solo di riflesso
giunse la eco dei grandi. avvenimenti del secolo.
Vita
umile e semplice, nel lavoro e negli stenti, affrontati con la forza e la
tranquillità che solo proviene da una profonda credenza nella Provvidenza
divina. I bimbi anche qui venivano cullati con le ninne-nanne popolari: Fanni a
nanna, puppon de pessa, - che to moae a l'é andaeta a messa; - e to poae a
piggiá o perdon
E giocavano i loro infantili trastulli, con le mani
intrecciate a mo' di seggiolina, su cui trovava posto il più piccolo:
Careghetta d'óu - ch'a peiza ciù che l'òu; - òu, argento, - ch'a peiza ciù
che o vento; - vento, venton; - ch'a peiza ciù che o tron... (Seggiolina
d'oro, che pesa più che l'oro; oro, argento, che pesa più che il vento: vento,
ventone, che pesa più che il tuono) e, con un
balzo del piccolo, il giuoco ricominciava, perché il marmocchietto ci prendeva
un gusto matto.
I
grandi sbizzarrivano la loro vena umoristica in filastrocche e ritornelli che
venivano scambiati soprattutto con gli abitanti dei paesi vicini, in occasione
di sagre o pellegrinaggi. Il campanilismo, vivace anche qui come altrove,
trovava ingenui sfoghi in queste rudimentali tenzoni... in rima. Ecco come, per
esempio, venivano provocati gli abitanti del vicino Paveto:
Paveì
un l'è ún bello veì - tre campann-e in cimma a un peì; - pe battaggio - ùn
spigo d'aggio; - pe corda - ùnn-a
Paveto
è un bel vedere - tre campane su un pero per battaglio uno spicchio d'aglio -
per corda una viassua (specie di liana nostrana) - per orologio un pezzo di
cuoio per lancetta una bacchetta (vermèna)...
Di
usanze folcloristiche la zona non fu ferace.
L'oratorio
dei disciplinanti (le cui origini sono molto antiche), dava colore e tono, con
l'' incedere dei fratelli dietro al Cristo, alle sagre religiose dei Santi
Protettori:
Pie
usanze tradizionali erano la benedizione dei piccoli pani, per la festa di S.
Antonio Abbate in gennaio, preziosa riserva per eventuali malattie degli
animali; la benedizione del grano, nella ricorrenza di S. Biagio, per la
protezione contro il mal di gola. Nella festa di S. Gottardo, ci si raccoglieva
nella sua cappella lungo la strada e la tradizione voleva che, per quel giorno,
le buone massaie preparassero una speciale "torta di riso". Nel
tempo pasquale i fanciulli e le fanciulle venivano preparate alla Prima
Comunione; andandosi a confessare per la prima volta era, nella zona, uso che
facessero dono alla
L'alfabetizzazione
dei piccoli fu, per tempo, incarico di pii sacerdoti o di anime generose. Si
ricorda una maestra "Gìoannina", ex perpetua di un reverendo, che,
rimasta sola, cominciò ad impartire qualche lezione di grammatica e di calcolo
in una disadorna stanza, nella frazione Campana. Lei alle bimbe e un primo
maestro, Giuseppe Campora, per i maschietti. Alla scuola convenivano i ragazzi,
sia da Langasco come da Pietra Lavezzara. Vennero quindi istituite regolari
scuole comunali, e, nel 1895, vennero chiamate le benemerite Suore Figlie della
Misericordia di Savona. Per quasi cinquant'anni la loro presenza ebbe
soprattutto un nome: suor Carolina Bibolino che educò ed istruì con materna
cura tutti i bimbi di quegli anni
Con
ardore i parrocchiani di Langasco parteciparono, alla costruzione del nuovo
santuario della Madonna della Guardia sul Figogna. Dalla statistica del 1882
risulta che Langasco cooperò con il maggior numero di giornate tra tutte le
parrocchie della Polcevera: 88, contro le 84 di Ceranesi, le 79 di Paravanico,
le 73 di Paveto...
La
chiesa che, prima delle attrattive moderne, rappresentava il fulcro della vita
del paese, si andò a mano a mano arricchendo, quasi a compenso delle
depredazioni subite. Allo scultore Antonio Canepa - lo stesso che modellò la
statua di N. S. della Guardia dell'omonimo santuario - si deve la bella immagine
lignea della Madonna
del Rosario. Più recentemente, un artista altoatesino scolpì la statua
processionale del patrono S. Siro. Monsignor Gio Batta Rebora, che fu prevosto
dal 1887 al 1930, impaurito dalle lesioni che presentava il vecchio edificio,
aveva progettato un trasferimento della chiesa, magari in posizione più
centrale; ma il progetto venne accantonato quando, per cura del prevosto G.
Solera, si potè scongiurare la minaccia di pericoli; la vecchia chiesa fu
restaurata e decorata (1934). Il prevosto A. Ghiglione, in tempi a noi vicini,
la fornì di un nuovo concerto di campane, e la fece consacrare dal cardinale G.
Siri, arcivescovo, il 23 giugno 1956.
Le
vecchie famiglie cittadine continuavano ad essere proprietarie dei terreni, o
"ville", e i manenti, nella condizione di fittavoli, continuavano a
portare, come tanti secoli prima, i... "capponi" per Natale ai
padroni. Quelle famiglie però andavano spegnendosi e le proprietà si
frantumavano. Fu soprattutto dopo la prima guerra mondiale che i contadini
cominciarono a pensare ad un possibile riscatto dei terreni che erano loro
costati tanti sudori e fatiche. La città cominciava ad assorbire, oltre il
latte, anche frutta e verdura delle nostre terre e Langasco si rivelò zona
quanto mai propizia per produrre particolari qualità di ortaggi, come fave,
piselli e zucchine, nonché pregiate specie di frutta: pere, ciliegie e pesche.
Con indomita fatica, i contadini affrontarono il dissodamento delle terre: ai
vecchi castagneti, risultati ormai poco redditizi, con profondi scassi, i runchi, si sostituirono frutteti. Langasco ebbe il suo momento
di notorietà
sul mercato. Un nuovo respiro dell'economia permise ai contadini di trasformarsi
in piccoli coltivatori diretti.
Inoltre
l'industrializzazione di massa, i mezzi sempre più facili di comunicazione
aprivano ai giovani nuove prospettive. Da oltre sessant'anni uomini e donne del
luogo han trovato la via degli opifici, degli stabilimenti, della città.
Si
è così delineata la nuova fisionomia, il nuovo volto del paese, ben diverso da
quello che, per lunghi secoli, era stato gelosamente custodito.
| Trasformazioni |